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lunedì 21 Ottobre 2019

Alfons Mucha e lo stile Art Nouveau

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Alfons Maria Mucha, terzo di 6 figli, mostrò fin da subito un grande talento artistico. Nonostante le notevoli capacità artistiche, fu respinto dalla scuola d’arte di Praga e divenne un autodidatta.
Dopo aver lavorato come decoratore a Vienna, all’età di 25 anni si trasferì a Monaco per studiare all’Accademia Nazionale d’arte.
Terminati gli studi, andò a vivere a Parigi, all’epoca la città più alla moda d’Europa.
Era il periodo dell’Esposizione Universale in cui fu costruita la Torre Eiffel.
Mucha seppe cogliere al volo l’opportunità di realizzare un ritratto per l’allora famosa attrice Sarah Bernhardt.
Insegnò arte a New York, Philadelphia e Chicago e fece parte della legione straniera francese. Come molti altri artisti, inoltre, fece parte dell’ordine segreto della Massoneria.

Pannelli decorativi

Lo stile Art Nouveau, di cui Alfons Mucha fu un esponente di spicco, richiedeva la creazione di uno schema per la decorazione degli oggetti che consentisse la ripetizione dello stesso modello stilistico.
La base di partenza delle opere di Mucha era costituita da un’impostazione grafica che consisteva in cicli basati su soggetti tradizionali legati prevalentemente al mondo della natura. Nello stesso stile l’artista realizzò altre fortunate serie di pannelli, mantenendo lo schema della doppia o quadrupla variazione del tema principale.
L’abbinamento di stilizzati motivi floreali e splendide donne esprimeva una visione ottimistica della vita che era molto apprezzata dal pubblico del tempo.

Alfons Mucha e lo stile Art Nouveau
Alfons Mucha Danza, Pittura, Poesia, Musica 1898

In questa serie, che celebra le quattro espressioni artistiche, Mucha abbandona deliberatamente gli attributi tradizionali come la penna d’oca, gli strumenti musicali o la tavolozza e i pennelli, rappresentando, invece, ciascuna arte su uno sfondo che richiama una fase precisa del giorno: il mattino nel caso della Danza, mezzogiorno nel caso della Pittura, la sera per la Poesia e la notte per la Musica.

Manifesti parigini

I manifesti che l’artista realizzò a Parigi negli anni novanta del XIX secolo costituiscono la parte della produzione artistica più nota e rinomata a livello mondiale.
I manifesti più importanti sono quelli creati per la celebre attrice parigina Sarah Bernhardt, il primo dei quali fu realizzato già tra la fine del 1894 e l’inizio del 1895 e ritraeva l’attrice nel ruolo di Gismonda.

Le differenze in termini di forme e di colori facilmente riscontrabili nei disegni preparatori e nelle bozze di stampa di questo manifesto che si sono conservati, dimostrano l’intensa ricerca di un’impostazione nuova per il manifesto, sebbene si trattasse di un incarico da eseguire in brevissimo tempo.
La sua rivoluzione artistica risiede nel fatto che ai colori accesi e sgargianti del “Salon de la Rue” contrapponeva una nuova eleganza, conferendo una nuova valenza alla cartellonistica pubblicitaria nel contesto dell’arte moderna.

I manifesti realizzati per Sarah Bernhardt erano, al contempo, caratterizzati da un’atmosfera drammatica.
Ogni opera di Mucha riflette la straordinaria fantasia del suo autore e il suo spiccato senso per una forma artistica di grande impatto visivo.

Gismonda

Alfons Mucha e lo stile Art Nouveau
Alfons Mucha Gismonda 1894-1895

La storia si svolse nel periodo natalizio del 1894, durante il quale Mucha lavorava come correttore di bozze di stampa nella tipografia Lemercier per fare un piacere a un amico. Improvvisamente Sarah Bernhardt chiamò il tipografo e gli commissionò la realizzazione urgente di un nuovo manifesto per Gismonda.
Tuttavia, tutti i grafici di Lemercier erano in ferie, perciò il tipografo si rivolse a Mucha.

Il manifesto realizzato da Mucha segnò una svolta radicale nel rispettivo genere artistico. Il formato verticale e allungato, le delicate tinte color pastello e l’immobilità della figura ritratta quasi a grandezza naturale suscitavano un senso di dignità e di sobrietà senza precedenti.
Sarah Bernhardt rimase entusiasta e offrì immediatamente a Mucha un contratto di sei anni per la realizzazione delle scenografie, dei costumi di scena e dei manifesti per i suoi spettacoli.

I toni accesi di rosa e giallo indicano che originariamente Mucha aveva previsto per questo manifesto una resa cromatica dai colori vivaci, molto popolare tra gli artisti parigini del suo tempo come Chéret e Toulouse-Lautrec.
In una fase più avanzata del lavoro l’artista decise, tuttavia, di utilizzare i tenui toni pastello caratteristici della versione definitiva di Gismonda.

Manifesti cechi

Dopo essere ritornato nella sua patria nel 1910, cominciò a riprendere un desiderio che era nato in lui molto tempo prima, ovvero quello di rivolgere la sua arte al suo popolo, al fine di esprimere le esigenze e gli ideali di quest’ultimo.

Fu così che, progressivamente, nacque una serie di manifesti che si differenziavano dai manifesti parigini anche dal punto di vista artistico.

Dipinti

Sebbene Mucha sia noto soprattutto come illustratore e grafico, studiò anche pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera.

Disegni a matita e a pastello

La raccolta di disegni a pastello mostra la grande forza creativa di Mucha nel campo del disegno. Ciò vale non solo per i dettagliati studi a matita, ma soprattutto per i disegni preparatori.

Atelier e fotografie

Nella seconda metà degli anni novanta del XIX secolo scattò nel suo atelier, situato a Parigi, un’eccezionale serie di fotografie di modelle. Era proprio in questo atelier che Mucha accoglieva numerosi esponenti della letteratura, dell’arte e della musica di Parigi e proiettava i primi film dei fratelli Lumière.

Dietro alle modelle, le cui pose ricordano spesso i personaggi che conosciamo dai manifesti in stile Art Nouveau di Mucha, possiamo scorgere, oltre alle opere dell’artista stesso, anche vari tessuti orientali e oggetti insoliti, molti libri e anche mobili, alcuni dei quali si sono conservati fino ai giorni nostri.

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