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Art Nouveau nelle arti visive e nelle arti applicate

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Nel 1895 il mercante tedesco Samuel Bing apre a Parigi il suo nuovissimo negozio-laboratorio. Il nome presente sull’insegna era Art Nouveau.
I pezzi esposti sono: mobili e stoffe, quadri, gioielli e pezzi d’arredo, accomunati da un unico stile decorativo basato su linee ondulate, sinuose, ispirate a motivi vegetali.
Questa moda si diffonde ben presto in tutta Europa e il termine Art Nouveau viene assunto per indicare una vera e propria tendenza estetica che si manifesta soprattutto nelle arti applicate e nell’architettura, con significative contaminazioni anche nel campo della pittura e delle arti tradizionali.
Secondo questo nuovo stile, gli oggetti, grandi o piccoli che siano, sono plasmati in modo tale da mettere in risalto la loro funzione ma allo stesso tempo sono portatori di una valenza estetica fortemente espressiva e decorativa.

Il presupposto di questa corrente modernista dell’Art Nouveau è il movimento delle Arts and Crafts promosso in Inghilterra da William Morris nel decennio precedente.
Secondo Morris arte e produzione industriale devono tendere allo stesso obiettivo: il bene comune. Non è sufficiente il soddisfacimento del mercato, la diffusione dei prodotti a tutti i livelli della scala sociale.
L’industria non deve preoccuparsi esclusivamente di sfornare oggetti di consumo ma deve lavorare in sinergia con gli artisti perché quegli oggetti siano prodotti qualitativamente ed esteticamente elevati.

L’esperienza dell’Art Nouveau è alla base delle teorie elaborate da Wilhelm Worringer, esposte nel saggio “Astrazione ed empatia”, pubblicato a Monaco nel 1908.
Il critico tedesco, dopo aver meditato a lungo sulla lezione di Freud e di Jung, individua nella storia dell’uomo l’alternarsi di due condizioni psichiche, di due atteggiamenti diversi nei confronti del mondo, che si riflettono nelle arti figurative.
La prima di queste condizioni psichiche, l’empatia, incarna un atteggiamento di fiducia, di apertura e si manifesta nella ricerca di linee aperte che richiamano elementi della natura. All’empatia si contrappone ciclicamente la tendenza all’astrazione, la ricerca di forme chiuse, geometriche, cristalline.

L’Art Nouveau, quindi, è una forma di arte astratta modernista, un appiattimento della pittura che deriva in parte da pittori francesi postimpressionisti come Cézanne.

Nuovo e vivace impulso ricevono anche l’arte orafa e la produzione di oggettistica preziosa in genere, campi nei quali il decorativismo arriva a vette di raffinatezza tecnica.

Un nome per ogni paese

  • Art Nouveau: Francia
  • Modern Style o Glasgow Style (in relazione alla città dove prima si diffuse): Inghilterra
  • Liberty: Italia – Jugendstil (stile giovane): Germania
  • Style Sapin (stile abete): Svizzera
  • Nieuwe Kunst (arte nuova): Paesi Bassi
  • Secession: Austria e Ungheria
  • Style Horta (nome dell’architetto maggiore esponente): Belgio
  • Arte Jóven (arte giovane) o Modernismo: Spagna

La presenza di tanti nomi per identificare lo stesso movimento dà immediatamente il senso della diffusione e della dimensione del fenomeno.

L’art Nouveau in Italia: lo stile Liberty

In Italia l’Art Nouveau assume inizialmente il nome di stile floreale e successivamente quello di Liberty dal nome del famoso commerciante londinese Arthur Lasenby Liberty. Centro di divulgazione del nuovo linguaggio modernista è la città di Torino, dove nel 1902 viene fondata la rivista Arte decorativa moderna e dove l’anno successivo si svolge la Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna, la prima grande occasione di confronto con gli altri paesi europei.

Il Liberty si caratterizzò per il linearismo, l’asimmetria nelle forme architettoniche, l’uso di materiali policromi, il decorativismo floreale che interessarono non solo l’architettura, ma anche mobili, tessuti, abiti, gioielli, oggetti quotidiani e prodotti su vasta scala che erano nobilitati mediante un particolare gusto estetico.
Il culto del bello si manifesta anche nella moda femminile con abiti meno gonfi e copricapi di eccezionale originalità, il che spiega il rapporto simbiotico arte/vita e l’influenza artistica sul costume della società.

Nel settore della grafica e della riproduzione di immagini a colori i progressi dovuti al perfezionamento delle tecniche litografiche consentono la realizzazione in grande tiratura di manifesti, locandine, riviste e cartoline illustrate postali e pubblicitarie.
In questo modo gli artisti possono diffondere le proprie opere che, pur non essendo prive di un grande valore commerciale, svolgono un’importantissima funzione di educazione al gusto e di diffusione di nuove idee.
Con la Belle Époque si diffondono la produzione di massa e i primi manifesti pubblicitari. Saranno uno dei veicoli di diffusione dello stile artistico che caratterizza quest’epoca. L’industria si sviluppò creando oggetti di consumo che rivoluzionarono la vita quotidiana, nacque la pubblicità per aumentare le vendite, grazie al progresso delle tecniche industriali si iniziò a produrre di più e a prezzi molto più contenuti quindi una larga parte della popolazione poteva partecipare a questo nuovo clima consumistico.

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