Henri de Tolouse-Lautrec: l’affiche e il mondo della notte

Henri de Tolouse-Lautrec: l’affiche e il mondo della notte

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    Frequenta buone scuole, ma il suo desiderio principale è quello di diventare pittore. Frequentatore di cabaret, di circhi, di case di tolleranza, Henri de Tolouse-Lautrec divorato dalla sifilide e dall’alcool muore nel 1901.
    Studia negli atelier parigini di Léon Bonnat e di Fernand Cormon tra il 1882 e il 1886.
    Qui conoscerà Vincent van Gogh al quale resterà sempre legato.
    Egli ha ben assimilato l’esperienza impressionista, ma ne ripudia i principi e i soggetti: la pittura en plein air, il paesaggio, i colori luminosi, la mancanza di prospettiva geometrica, l’indifferenza per il disegno preciso e per la linea di contorno.

    L’affiche

    Henri de Tolouse-Lautrec è uno dei primi artisti a dedicarsi all’affiche, cioè all’esecuzione di cartelloni pubblicitari, un nuovo tipo di attività alla quale l’unione dei processi di stampa tipografica a più colori aveva consentito un incremento di qualità e di diffusione. Non poteva essere la semplice traduzione di un dipinto ad olio, ma una semplificazione, una sintesi di soli segni.

    Lo stile

    “solo la figura esiste […] il paesaggio non è che un accessorio”

    Il suo interesse è legato al mondo della notte e la luce che illumina i suoi quadri è quella dei lumi a gas o delle prime lampade elettriche. Il taglio che egli da alle sue opere è quello fotografico.
    Tolouse-Lautrec ricorre ad un limitato insieme di colori: il rosso, il verde, l’azzurro, il violaceo, il giallo e dipinge per giustapposizione di tratti, per sovrapposizioni o per linee incrociate, usando il pennello come se fosse una matita e diluendo molto i colori a olio.
    I suoi dipinti tendono all’opacità. Il suo segno è nitido, veloce e nervoso.

    Al Moulin Rouge

    Henri de Tolouse-Lautrec Al Moulin Rouge – Olio su tela, 1892-1893

    La sua indole lo portava a frequentare ambienti briosi, rumorosi, vivaci, ma spesso le luci della ribalta e dei cabaret nascondevano un’umanità dolente e sfruttata.
    La vita notturna dei locali alla moda era particolare, le ballerine all’occasione si trasformavano in prostitute, i ricchi borghesi erano alla ricerca di avventure a pagamento e le persone sole rimanevano tali anche in mezzo alle danze, alle risate e alla musica assordante.

    Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito a seguire le mie pagine social (sempre che tu non l’abbia già fatto). La Belle Époque (1871-1914): progresso e ottimismo

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