Una delle più grandi innovazioni risalenti alla Belle Époque è quella legata al cinema.
Il 28 dicembre del 1895 nel Gran Café al Boulevard des Capucins i fratelli August e Louis Lumière presentano al pubblico la loro invenzione.

Strumento piccolo e facilmente trasportabile, il cinematografo è una tipologia di fotografia in movimento che poteva eseguire riprese e proiezioni.
La prima proiezione racconta le buffe imprese di un giardiniere maldestro, il pubblico ride, si diverte, applaude.

Ancora non è chiara la portata rivoluzionaria di questo mezzo di espressione e comunicazione.
Dall’attività amatoriale a quella industriale però il passo è breve, i fratelli Lumière insieme a Charles Pathé fondano una società che letteralmente si lancia “alla conquista del mondo” e che domina il mercato fino agli anni venti, producendo e distribuendo film, fabbricando cineprese e fondando il primo cinegiornale della storia.

Con la capacità di creare immagini in movimento, il cinema apre una nuova frontiera della narrazione e infrange l’ultima barriera dell’arte figurativa.
Inizia quindi un dibattito sull’essenza della creazione artistica, sull’imitazione, sulla riproducibilità, sulla preminenza della tecnica sull’invenzione.
Un dibattito forse mai concluso ma ampiamente superato dall’adozione universale di questo nuovo linguaggio.

Nel 1792 nasce il Panorama: sala di forma circolare al cui interno venivano proiettate, sulle pareti, immagini di posti lontani, dando la possibilità a tutti gli spettatori di fare un’esperienza di viaggio.
Nel 1884, invece, nasce il Cyclorama: luogo in cui la proiezione delle immagini era di tipo circolare e su tutta la stanza.

Caratteristiche principali delle proiezioni dei fratelli Lumière:

  • inquadratura unica
  • profondità di campo
  • soggetti molteplici in ogni inquadratura
  • consapevolezza dell’attore nell’immagine
  • presenza di un narratore

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