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giovedì 19 Settembre 2019

Tra pittura e fotografia

Home Storia della fotografia Tra pittura e fotografia

Quello tra pittura e fotografia è un dibattito molto intenso e duraturo.

È il periodo delle stampe alla gomma bicromata, la quale permetteva di raggiungere effetti di sfumato e di colorazione simili a quelli dell’acquarello.

Robert Demachy e poi Edward Steichen portarono questa tecnica alla notorietà, raggiungendo risultati affascinanti. Non riuscirono mai a sviare del tutto dall’immagine pittorica, la quale rimase sempre come modello di riferimento.

All’interno di questa estetica operarono altri autori di grande talento, da Clarence White a Gertrude Käsebier, da Heinrich Kühn ad Alfred Kristein, le cui immagini restituiscono un’immagine del mondo visto attraverso un velo in cui tutto assume anche un valore simbolico.

Del resto, questo è il periodo in cui trionfa la cultura simbolista. Anche i fotografi contribuiscono alla creazione di questo clima di fine secolo, dimostrando che la fotografia è entrata a pieno titolo nel dibattito.

A questo proposito, è anche necessario ricordare l’utilizzo sempre più frequente della fotografia, in grado di ricreare più copie della stessa opera in modo identico, cosa che con la creazione di un quadro non era possibile fare.

Con il passare del tempo molti pittori iniziarono ad utilizzare la fotografia.

Tra pittura e fotografia
Edgar Degas Autoritratto con la governante Zoë, 1890-95

Se inizialmente personaggi come Eugène Delacroix o Gustave Courbet si servivano di fotografie create appositamente da professionisti, ora personaggi come Edgar Degas o Francesco Paolo Michetti utilizzano la fotografia come linguaggio parallelo a quello pittorico.

Questi pittori avevano capito che la fotografia non era solo un supporto o sostituto per la pittura, ma era uno degli elementi che contribuivano in maniera decisiva a modificare la visione del mondo e, di conseguenza, anche la visione della pittura.

La nascita della fotografia

La fotografia nasce ufficialmente nel 1839, quando lo studioso e uomo politico François Jean Dominique Arago, eletto deputato nel 1830, spiegò nei dettagli all’Accademia di Francia l’invenzione di Louis Mandé Daguerre, la dagherrotipia.
Oltre a Joseph Nicéphore Niépce, con cui Daguerre collaborò strettamente, la fotografia ha un altra figura principale: il fisico inglese William Henry Fox Talbot, inventore della fotografia come noi oggi la intendiamo, ovvero una matrice riproducibile all’infinito.

Gli artisti stessi cominciarono a tener conto delle possibilità offerte dal nuovo mezzo, utilizzandolo per ritrarre soggetti da inserire poi in più ampie composizioni. Di fatto i rapporti tra pittura e fotografia furono, fin dall’inizio, molto stretti, nonostante i sospetti e le prese di distanza da parte dei pittori.
Questi si intensificarono dopo che, nel 1860, con la scoperta della fotografia istantanea, si ebbe la possibilità di fissare l’azione, per esempio il movimento di un cavallo in corsa (di Eadweard Muybridge).
Del resto, già negli anni precedenti, artisti come Manet si servirono delle fotografie nella fase preparatoria di certi loro dipinti.

Ci volle comunque parecchio tempo perché i pittori riconoscessero dignità al nuovo mezzo, al quale intanto veniva affidato il compito di documentare svariati aspetti della realtà. In genere, nonostante qualche riconoscimento delle possibilità della fotografia, gli intellettuali esprimevano la loro avversione, che esplose violenta nel 1859 quando le si diede accesso al Salon accanto alle tecniche tradizionali della pittura, della scultura e dell’incisione.
Diede voce alla protesta comune anche Charles Baudelaire.

Il pittore André Adolphe Eugène Disdéri intuisce che la nuova arte fotografica era destinata a sostituire la ritrattistica pittorica con le cartes de visite.

Nel 1888 grazie ai continui perfezionamenti tecnici, fu messa in commercio la Kodak da George Eastman. Essa era accessibile a più persone, dando una nuova consapevolezza visiva. Il termine Kodak non ha un significato preciso: non significava nulla, ma la sigla inventata piaceva a livello sonoro.

Due differenti forme di arti

Tra i punti principali si possono evidenziare in questa nuova stagione della fotografia:

  • il passaggio da pittorialismo a fotografia diretta;
  • l’utilizzo della fotografia come mezzo di comunicazione privilegiato;
  • il confronto ravvicinato con le avanguardie storiche dei primi del Novecento, sino agli anni Trenta.

Gli anni Dieci segnano il passaggio tra il pittorialismo, il quale, ancora nei primi anni del secolo, dominava la scena mondiale e la cosiddetta fotografia diretta, che sarà il linguaggio più comune per i due decenni successivi.

I maggiori protagonisti di questi anni sono sicuramente Alfred Stieglitz ed Edward Steichen.

Tra pittura e fotografia
Alfred Stieglitz Aeroplano, da “Camera Work” n. 36, 1911

Tra pittura e fotografia
Edward Steichen Rodin il pensatore, da “Camera Work”, luglio 1905 e aprile 1906

Entrambi nascono nell’ambito del pittorialismo, entrambi affiancano all’attività fotografica un intenso impegno divulgativo e organizzativa, ambedue diventano nel corso del secondo decennio del secolo i fautori della nuova fotografia.

La fotografia deve essere diretta: pura nel suo rapporto con il soggetto, chiara e precisa nella definizione delle forme e il più possibile oggettiva.

L’età d’oro vissuta dalla fotografia negli anni Venti e Trenta permise di sviluppare la fotografia sociale, pubblicitaria, artistica e documentaria.

La fotografia diretta aveva liberato il fotografo dalla necessità di giustificarsi di fronte ai tribunali dell’arte e della morale: se la fotografia, senza trucchi, poteva guardare e far guardare il mondo in tutti i suoi aspetti, questo dimostrava che la fotografia era un linguaggio davvero autonomo e in grado di rispondere appieno alle immagini del mondo contemporaneo.

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Tra pittura e fotografia

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