Henri Cartier-Bresson: il teorico del momento decisivo

Henri Cartier-Bresson: il teorico del momento decisivo

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    Henri Cartier-Bresson nasce nel 1908 a Chanteloup, in Francia.

    Egli frequenta l’Ercole Fènèlon e il Liceo Condorcet di Parigi prima di studiare pittura, dal 1922 al 1923.

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    Successivamente completa gli studi di pittura e filosofia all’Università di Cambridge.

    Nel 1923 inizia la carriera da fotografo, dopo avere partecipato ad una spedizione etnografica in Messico.
    Nel 1932, il gallerista Julien Levy organizza la sua prima galleria personale e nel 1935, Bresson, apprende alcune nozioni sulla tecnica cinematografica da Paul Stand.
    Nel 1937 gira un documentario in Spagna e, nel 1940, è fatto prigioniero di guerra dai tedeschi nell’odierna Baden-Württemberg.
    Dopo la fuga nel 1943, milita in un movimento clandestino francese, si tratta del MNPGD.

    Nel 1945 lavora come fotografo freelance, pubblicando libri contenenti le sue opere, tra i quali Immagini non autorizzate, D’un Chine à l’autre o Flagrants dèlits.
    Nel 1970 sposa la fotografa Martine Franck.

    La tecnica e l’immagine

    Bresson coglie frammenti della sua vita grazie alla sua macchina fotografica di dimensioni ridotte, la Leica.

    Henri Cartier-Bresson Rue Mouffetard, Parigi 1958

    Bresson con questo scatto ritrae una scena di strada: un ragazzino che, con un’espressione d’orgoglio sul viso, porta a casa due bottiglie di vino rosso.

    L’artista francese è una vera e propria leggenda: nessun altro fotografo è stato citato come esempio di una delle grandi possibilità di quest’arte: immortalare il momento, non un attimo qualsiasi. Le “moment dècisif”, il momento decisivo in cui viene colta l’essenza della situazione.

    Egli ha lavorato per grandi quotidiani e riviste internazionali.

    Con Robert Capa, David “Chim” Seymour e George Rodger ha fondato l’agenzia Magnum, una cooperativa che presto raccoglierà i grandi photoreporters dei nostri tempi. Bresson viaggiò molto.

    Henri Cartier-Bresson Srinagar, Kashmir, 1948
    Henri Cartier-Bresson Shanghai, 1949

    In questa opera è possibile notare l’accalcarsi della folla a uno sportello in banca.

    Il Museum Ludwing di Colonia possiede alcune delle opere più famose di Bresson, come per esempio “Campo di prigionia di Dessau, Germania”, dove il fotografo cattura il momento in cui un’ex prigioniera identifica la persona che l’ha denunciata e portata nel campo di prigionia.

    Henri Cartier-Bresson Campo di prigionia di Dessau, Germania 1945

    La fotografia più pubblicata è “Domenica sulle sponde della Marna”, un’opera in cui è sintetizzato l’idillio del pic-nic domenicale. La scena comunica un senso di pace.

    Di particolare interesse è il ritratto di Alberto Giacometti: con una scultura tra le mani, l’artista è immortalato mentre cammina nello studio e la sua figura protesa in avanti pare simile a quella della scultura in primo piano, raffigurante un uomo che cammina.

    Henri Cartier-Bresson Alberto Giacometti, 1961

    Negli ultimi anni della sua vita Cartier-Bresson ha abbandonato la fotografia per tornare alle sue passioni originarie: la pittura e il disegno.

    “In realtà la fotografia di per sé non mi interessa proprio; l’unica cosa che voglio è fissare una frazione di secondo di realtà.”

    Citazione di Henri Cartier-Bresson

    Il pensiero di Henri Cartier-Bresson

    La concezione di Cartier-Bresson si basava sull’assunto che la fotografia è in grado di riprodurre fedelmente la realtà e che in essa si nasconde la possibilità della verità.

    Questo era il suo modo di fare fotografia. Il momento decisivo era tale soltanto in base alla situazione vissuta, richiedendo quindi un rapporto diretto con la realtà.

    “La fotografia è contemporaneamente il riconoscimento di un fatto in una frazione di secondo e l’organizzazione rigorosa di forme percepite visivamente che esprimono il significato di quel fatto.”

    Citazione di Henri Cartier-Bresson

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