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domenica 25 Agosto 2019

Édouard Manet: pittore di sensazioni

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Nasce a Parigi nel 1832 e fin da giovane si dimostra molto attratto dal disegno e dalla pittura.
Il padre, per dissuaderlo dalla carriera d’artista, lo fa imbarcare per Rio de Janeiro, con la speranza di convincerlo ad avviarsi alla carriera di comandante navale.
Il viaggio si rivela estremamente stimolante, mentre dal punto di vista paterno costituisce un vero e proprio fallimento.

La formazione artistica di Manet inizia nel 1850 presso il pittore accademico Thomas Couture. L’allievo ben presto dimostra una forte insofferenza verso gli insegnamenti del maestro, tanto che nel 1856 lasciò l’atelier.
Nel 1861 conosce Edgar Degas con il quale strinse una profonda amicizia che, nonostante le aspre divergenze degli anni successivi, costituirà il nucleo fondamentale attorno al quale si aggregheranno tutti i giovani artisti frequentatori prima del Cafè Guerbois e poi del cafè de la Nouvelle Athènes.
Nel 1869 Manet, che non abbandonerà mai la pittura d’atelier, intensifica la propria produzione en plein air.
Negli anni a seguire l’artista soffre di frequenti crisi depressive, dove iniziano a manifestarsi i sintomi di una paralisi agli arti superiori; dipinse senza posa fino alla morte.

Colazione sull’erba

Questo fu il dipinto che segnò l’inizio della carriera artistica di Manet. Esposto nel 1863 al Salon des Refusés, si trovò subito al centro di un vero e proprio scandalo.
La Parigi benpensante, infatti, rimase indignata dal realismo con il quale l’artista aveva realizzato il nudo femminile in primo piano.
La sua opera venne rifiutata perchè considerata sconveniente e non in linea con la pittura dell’accademia.
I critici, infatti, accusarono Manet di una volgarità e malizia che erano del tutto estranee sia al suo carattere che alla sua educazione.

Édouard Manet: pittore di sensazioni
Édouard Manet Colazione sull’erba – Olio su tela, 1863

I visitatori continuarono ad accalcarsi per giorni per poter vedere l’opera incriminata.
Émile Zola, amico ed estimatore di Manet, descrive la reazione delle persone davanti a quest’opera:

“Da ogni parte si sentiva il respiro ansimante di corpulenti gentiluomini e il rauco sibilo di signori allampanati e su tutto dominavano le stupide risatine flautate dalle donne. Nella parte opposta della sala un gruppo di giovani si contorceva dal ridere […] e una signora era stramazzata su una panca, le ginocchia strette, ansimando e sforzandosi di respirare col viso nascosto nel fazzoletto”.

A destare così tante critiche non fu di certo il nudo, presente anche nei dipinti accademici, ma il fatto che quel nudo rappresentasse una ragazza del tempo, non una divinità classica o un personaggio mitologico.
Allo stesso modo di come i due uomini non indossavano vesti classiche o abiti rinascimentali.

La scena rappresenta una donna nuda in primo piano (anch’essa pittrice e modella prediletta da Manet).
Accanto a lei è seduto un uomo (uno dei fratelli di Manet), mentre il secondo personaggio maschile (futuro cognato) è semisdraiato di fronte ai due con un braccio teso in direzione della giovane donna. Una seconda ragazza, in lontananza, si sta lavando in uno specchio d’acqua.
Le quattro figure risultano composte in un triangolo ideale, uno dei cui vertici cade sul cappellino di paglia e sul vestito azzurro in basso a sinistra che, insieme al cestino di frutta rovesciato, costituiscono una natura morta all’interno del dipinto.

I motivi di critica non si limitarono solo a questo, ma anche alla tecnica pittorica adottata da Manet, il quale venne accusato di non aver saputo usare la prospettiva e il chiaroscuro.
I colori da lui utilizzati sono stesi con pennellate veloci, giustapponendo toni caldi e freddi in modo da creare quel contrasto simultaneo che li rende reciprocamente più vivaci.
L’atmosfera è luminosa.
Con esso Manet si proclama pittore di sensazioni e ciò gli vale l’ammirazione di quelli che saranno gli artisti della nuova generazione e che da allora lo considereranno il vero e proprio ispiratore dell’impressionismo.

Olympia

Con la presentazione di quest’opera al Salon del 1865, Manet ritorna alla ribalta artistica parigina riconfermandosi il portavoce di un modo nuovo di fare arte.
Il dipinto, evidentemente ispirato alla Venere di Urbino di Tiziano, rappresenta una donna nuda su un letto disfatto, riprendendo la tematica della serva nera che alludeva alla prostituzione.
Ai piedi della donna vi è un gatto nero, mentre una domestica di colore sopraggiunge dal retro reggendo un mazzo di fiori, dono di qualche ammiratore. I fiori sono simbolo di vanità (tempo che passa).
Lo scandalo fu anche in questo caso duplice. In primo luogo si criticò la scelta del soggetto, da tutti ritenuto volgare e sconveniente, in quanto si trattava di una prostituta rappresentata sul posto di lavoro.
In secondo luogo si tornò ad attaccare la tecnica pittorica di Manet. accusandolo di non sapere modellare i corpi con il chiaroscuro e di usare i colori in modo primitivo e pasticciato.

Édouard Manet: pittore di sensazioni
Édouard Manet Olympia – Olio su tela, 1865

Il corpo quasi sgraziato della ragazza appare privo delle morbide sinuosità con le quali i pittori accademici caratterizzavano tutti i nudi femminili di eroine storiche o di vanità mitologiche.
Il nome stesso Olympia era molto diffuso come nome d’arte di molte prostitute di alto borgo e ballerine parigine dell’epoca.

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Édouard Manet: pittore di sensazioni

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