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giovedì 19 Settembre 2019

Dorothea Lange: reportage e la FSA

Home Storia della fotografia Dorothea Lange: reportage e la FSA

“Giù le mani! Non infastidisco quello che fotografo, non ci metto niente di mio, non preparo niente.”

Citazione di Dorothea Lange

Questo è uno dei principi della grande fotografa americana Dorothea Lange, che con le sue opere ha fornito un contributo alla fotografia socio-documentaristica del XX secolo.

Dorothea Lange nasce nel 1895 a Hoboken, New Jersey.
Vive un’infanzia ed un’adolescenza difficili, sia per motivi di salute che familiari ma questo la rende ancora più forte e motivata in quella che diventerà la sua passione e professione. Dopo le scuole superiori decide di voler divenire fotografa nonostante l’opposizione della madre con la quale ha sempre avuto un cattivo rapporto.

Dopo aver frequentato la Columbia University di New York, dal 1917 al 1919, lavora inizialmente come fotografa freelance.
Inizia a viaggiare, fermandosi a San Francisco, allora capitale della fotografia americana, dove apre uno studio e ritrae l’alta società del luogo.

Sposa il pittore Maynard Dixon e aderisce ai principi della Straight Photography, “fotografia diretta”, una tendenza del linguaggio fotografico nata nella prima metà del Novecento in opposizione al pittorialismo.
Successivamente si separa dal marito e a causa della crisi economica che colpisce molti contadini comincia ad abbandonare la fotografia ritrattistica per dedicarsi al sociale.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Dorothea Lange Un uomo accanto a una carriola, San Francisco, California, 1934

Nel 1929 era iniziata la Depressione che aveva colpito soprattutto la classe media, la Lange è proprio loro che fotografa, i poveri urbanizzati e la città in cerca di mezzi di sussistenza.
La Grande Depressione detta anche crisi del 1929, Grande Crisi o Crollo di Wall Street, fu una grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l’economia mondiale alla fine degli anni venti, con forti ripercussioni durante i primi anni del decennio successivo.

Nelle sue fotografia ella cerca l’espressione, tant’è che i suoi scatti fotografici commuovono per la loro umanità.

Tra il 1932 ed il 1939 lavora con il secondo marito ad un progetto sulla documentazione dei problemi sociali legati alla depressione delle aree rurali, si trattava di una documentazione fotografica creata per attirare l’attenzione sulla difficile condizione dei poveri.

Negli anni trenta si trasferisce in New Mexico con i due figli avuti dal primo matrimonio con il pittore Maynar Dixon.
L’esperienza che darà una svolta al suo percorso è l’incontro con l’economista Paul Taylor, che la introduce al programma della Farm security administration (FSA), creato per combattere la povertà nel paese.

Nel 1939 pubblica insieme a Paul S. Taylor “An American Exodus” (un esodo americano), che documenta l’esodo di più di 300mila immigrati arrivati in California alla ricerca di lavori agricoli.
Utilizza come didascalie conversazioni udite durante la ripresa o estratti di giornali.

Più tardi Lange accompagnò Taylor in Asia, dove continuò a scattare fotografie, comprese quelle di gambe, piedi e mani di ballerini in Indonesia. Viaggiò in Irlanda per la rivista LIFE.
Ella lavora spesso per questa rivista ed Edward Steichen la include nella storica mostra “The family of man“.

Nel 1947 collabora alla nascita dell’agenzia Magnum e nel 1952 partecipa alla fondazione della rivista Aperture.

Qualche mese dopo la sua morte, l’11 ottobre 1965, il MoMA di New York ne espone una grande retrospettiva, la prima dedicata a una donna nella storia del museo.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Dorothea Lange Un negozio in Alabama, 1938 c.

Rural Resettlment Administration (RA)

Nel periodo che va dal 1935 al 1939 la Rural Resettlment Administration, organismo federale di monitoraggio della crisi economica statunitense, le commissionò numerosi reportage, in particolare sulle condizioni di vita di braccianti, operai e immigrati.

Farm Security Administration (FSA)

Dotata di una profonda coscienza sociale partecipa, verso la seconda metà degli anni Trenta, ad una missione della Farm Security Administration, dove collabora con Walker Evans nel sud degli Stati Uniti.
Entra nel 1935 al servizio della FSA e realizza un reportage sulle condizioni di vita nelle zone rurali degli USA.

La Lange viaggia principalmente in California, nel sud-ovest e nel sud per documentare le difficoltà degli agricoltori migranti che erano stati guidati a ovest dalle devastazioni gemelle della Grande Depressione e del Dust Bowl.
Dust Bowl (in inglese: conca di polvere) indica una serie di tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali e il Canada tra il 1931 e il 1939, causate da decenni di tecniche agricole inappropriate e dalla mancanza di rotazione delle colture.

A differenza di Evans, la fotografa Lange, lascia l’impronta della sua personalità con il reportage della “fotografia unica”.

Le opere servono innanzitutto per la documentazione della miseria e delle problematiche delle persone che vivevano in queste zone.
La fotografa, sconcertata dal numero di persone senza tetto e in cerca di un lavoro, decide di ritrarre l’uomo della strada per attirare l’attenzione sulla povertà mediante le sue fotografie.
Documenta in modo spietato la dolorosa miseria dei lavoratori e delle loro famiglie che si spostano di luogo in luogo in cerca di lavoro.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Dorothea Lange Madre senza patria, California, 1936

Una delle fotografie più famose e più pubblicate all’interno del progetto FSA è “Madre senza patria”, ritratto di una lavoratrice della California che si sposta di paese in paese con i suoi tre bambini.
Il volto della giovane donna è segnato dalle rughe e il suo sguardo è molto profondo e si perde preoccupato in lontananza.
I suoi bambini sono appoggiati a lei, cercando protezione e nascondendosi timidamente davanti all’obiettivo della fotografa.
Grazie a questa sua opera, ella ha creato un’icona della fotografia dell’impegno sociale.

All’inizio di marzo del 1936 passò davanti ad un cartello che diceva “PEA-PICKERS CAMP” a Nipomo, in California (campo di raccoglitori di piselli).
A quel tempo lavorava come fotografa per l’Amministrazione di reinsediamento (RA), un’agenzia governativa dell’era della Depressione creata per sensibilizzare l’opinione pubblica e fornire aiuti agli agricoltori in difficoltà.
Dopo aver superato il cartello ella riconsiderò la situazione e tornò al campo in un accampamento di contadini, dove incontrò una madre e i suoi figli.

Vennero create sei esposizioni della donna, la 32enne Florence Owens Thompson con varie combinazioni dei suoi figli. Di lei non chiederà nemmeno il nome, le basta sapere che ha sette figli ed ha appena venduto i copertoni dell’auto per sfamare la famiglia.
E’ un’immagine di bisogno, ma anche di forza e resistenza.
Manca il padre, più tardi si saprà che viaggiava con loro, ma in quel momento era assente perché gli si era rotto il camion.

Questa immagine è stata esposta per la prima volta al Museum of Modern Art nel 1940, con il titolo di “Pea Picker Family, California”.
Nel 1966, quando il Museo tenne una retrospettiva del lavoro di Lange, aveva acquisito il titolo attuale di “Migrant Mother, Nipomo, California”.

Questa fotografia che sembra totalmente spontanea è in realtà il frutto della collaborazione della donna con la fotografa. Per questa foto alla “modella” non verrà riconosciuto nessun compenso.
Nel suo scatto risaltano orgoglio e dignità e la percezione che in qualche modo quella giovane madre e la sua famiglia riusciranno a sopravvivere con una vita migliore.
Questa foto è diventata una vera e propria icona del Novecento, un vero e proprio simbolo della sofferenza e della lotta per la sopravvivenza, affrontata dalla gente comune durante la Grande Depressione.

La Lange svilupperà un percorso dedicato ai migranti, ai lavoratori della terra e delle fabbriche che la porterà a regalarci altri scatti d’impatto e riflessione.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Dorothea Lange Mensa dei poveri degli angeli bianchi, 1933

Nel 1933 dalla finestra del suo studio vede una fila di derelitti che aspetta di avere del pane da una benefattrice, nasce cosi la foto: White Angel, fila per il pane.
Visitò una linea di rifornimento vicina, che una donna nota come “l’angelo bianco” aveva allestito per sfamare le legioni di disoccupati.
Si tratta di una fotografia di un uomo che si allontana dalla folla affamata, le sue mani intrecciate e la mandibola vengono immortalate in segno di disperazione collettiva.
Le mani sono posizionate come in segno di preghiera ed infine la tazza è vuota.

I Giapponesi internati negli Stati Uniti

Nel 1942, con gli Stati Uniti entrati di recente nella seconda Guerra mondiale, l’Autorità di delocalizzazione del governo l’ha incaricata di documentare l’internamento di guerra dei giapponesi americani, una politica a cui lei si è fortemente opposta.
Ha realizzato immagini critiche, che il governo ha represso per tutta la durata della guerra.

Dopo l’attacco di Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, il presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt firmò il 19 febbraio 1942 l’ordine esecutivo 9066. La misura stabiliva che tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti, anche quelli nati in territorio americano, dovessero essere trasferiti nei “campi di ricollocamento del periodo di guerra”.
Almeno 120mila persone d’origine giapponese, per almeno i due terzi nate negli Stati Uniti, furono costrette ad abbandonare le loro case, il loro lavoro e le loro proprietà.
Il governo statunitense le rinchiuse in dieci campi, tra cui il più noto è quello di Manzanar, ai piedi della Sierra Nevada, in California, dove più di diecimila persone furono costrette a vivere in condizioni estremamente critiche.
La fotografa Dorothea Lange fu incaricata dall’amministrazione Roosevelt di documentare l’“evacuazione” e il “ricollocamento”.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Prima di salire su un autobus diretto a un centro di internamento, 2 marzo 1942. Dorothea Lange, Anchor Editions

Anche se era contraria all’ordine esecutivo, accettò l’incarico perché credeva che un “ritratto fedele delle operazioni sarebbe stato utile in futuro”.
I comandanti militari che esaminarono le sue foto, però, si resero conto che il punto di vista di Lange traspariva a pieno dalle immagini.
Le foto furono sequestrate e immagazzinate nei National Archives, dove rimasero inutilizzate almeno fino al 2006.

Il fotografo Tim Chambers, responsabile del progetto “Anchor Editions“, mette in vendita sul suo sito le stampe di alcune foto selezionate di Lange, con la promessa di donare la metà dei proventi all’organizzazione American Civil Liberties Union (Aclu), che durante la seconda Guerra mondiale condusse una dura battaglia legale contro i campi d’internamento dei giapponesi.

Dorothea Lange: reportage e la FSA
Dorothea Lange Campo di Manzanar, California.

Conclusioni

Per Dorothea Lange la macchina fotografica è stata una “grande maestra”, uno strumento per osservare e imparare dal mondo, cercando di vivere “una vita visiva”.
Affermava che “bisognerebbe utilizzarla come se il giorno dopo si dovesse essere colpiti da improvvisa cecità”.

Nei suoi scatti, l’esigenza di comunicare l’umanità del soggetto va di pari passo con quella di documentare la realtà. Non ha mai fotografato la disperazione degli ultimi senza che emergesse anche la profonda dignità con cui affrontavano il loro destino.
Con le sue fotografie Dorothea Lange documenta non solo l’avvallamento e la disperazione, ma coglie al tempo stesso l’orgoglio e la dignità con cui queste persone provano a sopravvivere, sopportando il proprio destino.

L’impegno di Lange per la giustizia sociale e la sua fiducia nel potere della fotografia sono rimasti costanti per tutta la sua vita. Le sue fotografie umanizzarono le conseguenze della Grande Depressione e influenzarono lo sviluppo della fotografia documentaria.
Sui suoi biglietti da visita fece stampare sotto il proprio nome “photographer of the people”, fotografa della gente, ed è proprio documentando la drammatica crisi che l’America visse durante la Grande Depressione che riuscì a portare a conoscenza di tutti le vicende del popolo con grande umanità.

Furono molti i fotografi che immortalarono quegli anni terribili, ma ciò che contraddistingue Dorothea Lange sono il rispetto e la delicatezza con cui avvicina i suoi protagonisti.
Il suo criterio principale era “ricerca della verità in ogni cosa e ad ogni costo”.
I suoi soggetti furono i migranti sradicati dalla crisi, vittime dello sfruttamento e dell’oppressione provocati dal razzismo, oltre agli americani di origine giapponese nei campi di concentramento durante la seconda Guerra mondiale. Alcune delle sue foto sono diventate icone fondamentali di quel periodo storico.
Dorothea Lange, quindi, è stata una fotografa e fotoreporter di documentari americani, meglio nota per il suo lavoro nell’era della Depressione per la Farm Security Administration (FSA).

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