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giovedì 19 Settembre 2019

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento

Home Storia dell'arte Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento

Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno Crispin Crispiano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso è il complicatissimo nome di colui che è passato alla storia come Pablo Picasso, avendo scelto di assumere il cognome materno, come consentito dalla legge spagnola.

“A tredici anni dipingevo come Raffaello. Ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino.”

Pablo Picasso

Picasso nasce il 25 ottobre 1881 a Malaga in Andalusia.
Suo padre, insegnante nella scuola d’arte locale, lo avvia precocemente all’apprendistato artistico.
Il giovane dimostra uno straordinario talento, tanto che all’età di quattordici anni espone già un suo primo dipinto ad una mostra di Barcellona, ottenendo il meravigliato consenso della critica.

Nel 1891 frequenta la Scuola d’Arti e Mestieri in Galizia, ma già nel 1895 viene ammesso all’Accademia di Belle Arti di Barcellona, città alla quale rimarrà sempre legato.
Due anni dopo frequenta anche la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid.
Frequenta assiduamente il Museo del Prado, applicandosi in modo particolare allo studio di grandi pittori spagnoli del passato.

Nell’ottobre del 1900 Picasso si reca per la prima volta a Parigi ritornandovi l’anno successivo e restandovi poi per mezzo secolo.
Seguiranno i periodi più significativi e rivoluzionari della sua ricerca artistica.

Alla fine della Prima Guerra mondiale Picasso alterna a grandi dipinti monumentali vivaci riprese cubiste, interessandosi nel contempo anche alla grafica e alla scenografia, curando allestimenti teatrali di successo in Francia e in Italia.

Nel 1925 partecipa alla prima mostra surrealista alla Gallerie Pierre di Parigi e negli anni Trenta allarga l’esperienza surrealista alla scultura, introducendo costruzioni in ferro o in materiali eterogenei.
La sua ricerca, infatti, non conoscerà interruzioni fino a tarda età, quando, ormai universalmente celebrato, continuò a sperimentare tecniche, azioni e materiali sempre nuovi.

Pablo Picasso morì a Mougins, in Costa Azzurra l’8 aprile 1973.

Dal periodo blu al Cubismo

Inizialmente lo stile di Picasso oscilla tra l’ammirazione per Cézanne e le generiche tematiche espressioniste e postimpressioniste, come ben si evidenzia nella “Bevitrice di assenzio“(1901), nel quale sono ancora evidenti sia l’allusione di Degas sia l’omaggio a certe figure di “donne perdute” di Tolouse-Lautrec.

Nell’autunno di quello stesso anno, la sua pittura conosce una prima decisiva svolta, conseguita anche dall’emozione suscitatagli dal suicidio per amore dell’amico poeta Carlos Casagemas.
Picasso infatti inaugura il cosiddetto “periodo blu“, che si protrarrà fino a tutto il 1904.
Come suggerisce la definizione, si tratta di un tipo di pittura giocato tutto sui colori freddi (blu, azzurro, grigio, turchino).
Anche i temi di conseguenza attingono ad un repertorio di personaggi poveri ed emarginati, segnati dal dolore e sconfitti dalla vita.

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento
Pablo Picasso Poveri in riva al mare, 1903 – Olio su tavola

A partire dal 1905 la tavolozza di Picasso cambia improvvisamente tono, facendo subentrare le più tiepide gradazioni dei rosa, degli ocra e degli arancio.
Ha così inizio il secondo importante momento della sua maturazione artistica: il cosiddetto “periodo rosa“.
Questa fase di intensa produzione, ma di breve durata, si concluderà in poco più di un anno, alla fine del 1906.
Al mondo degli sfruttati e degli emarginati del periodo blu si sostituiscono ora soggetti ripresi in prevalenza dall’ambiente del circo e dei saltimbanchi.

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento
Pablo Picasso Famiglia di acrobati, 1905 – Acquarello e inchiostro su carta

Gli ultimi mesi del 1906 segnarono il cosiddetto “periodo africano“, allora definito anche come “epoca negra“, nel corso del quale Picasso si interessa in modo approfondito della scultura rituale africana e polinesiana, che i commerci con le colonie avevano contribuito a diffondere in molti ambienti intellettuali parigini.
In queste opere spesso ingenue ma ricche di espressività, egli cerca le testimonianze di una umanità spontanea e incorrotta, non ancora contaminata da condizionamenti culturali e sociali della tradizione occidentale. La contiguità formale con alcuni prototipi africani è evidente in molti sui studi di quegli anni, nel quale lo stiramento verticale dei volti e la scomposizione dei volumi preludono direttamente la successiva svolta cubista.

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento
Pablo Picasso Maschera rituale del Gabon, seconda metà del XIX secolo – Legno dipinto

Nel 1907, infine, espone “Les Demoiselles d’Avignon“, opera considerata la capostipite indiscussa del movimento cubista.
Alla fase analitica (1909-1911), nel corso della quale i dipinti di Picasso e Braque, volutamente non firmati, risultano spesso indistinguibili, segue la fase sintetica del Cubismo (1912-1913), durante la quale si precisano anche le diversità stilistiche dei due artisti.

Questo è il periodo più intenso e felice del Cubismo picassiano: i colori si fanno brillanti e le superfici perfettamente piatte.
L’uso del collage, invece, dona ad ogni composizione un significato nuovo e provocatorio.

Il disegno

Picasso è un eccellente disegnatore, come dimostrano i suoi numerosi schizzi e bozzetti preparatori, nonché la produzione grafica di acqueforti, litografie, xilografie e linoleografie.
Il suo segno, continuo e uniforme, conserva sempre una nitidezza inconfondibile sia che tratti soggetti cubisti sia che prediliga uno stile più figurativo.

L’assenza assoluta di tratteggi e di qualsiasi altro effetto chiaroscurale rimanda all’immediatezza simbolica di uno schizzo che ferma con concretezza l’idea o l’immagine di un momento, magari anche da riprendere o rielaborare in una fase successiva.

Les Demoiselles d’Avignon

Preceduto da numerosissimi schizzi preparatori, nell’autunno del 1906, Picasso inizia a lavorare a un dipinto di grandi dimensioni che, corretto, cancellato, riaggiustato e ridipinto innumerevoli volte, vedrà la luce solo verso la fine dell’anno successivo: “Le signorine di Avignon“.

Partendo dalle solide volumetrie di Cézanne, Picasso semplifica le geometrie dei corpi e coinvolge nella stessa semplificazione anche lo spazio.
Lo stesso procedimento viene applicato anche alla natura morta con frutta e tovagliolo, posta sul tavolino al centro in basso.

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento
Pablo Picasso Les Demoiselles d’Avignon, 1907 – Olio su tela

Le stesse figure femminili non risultano più impresse nello spazio ma da esso compenetrate e, a parte il colore rosato dei nudi, sembrano essere costituite dalla stessa materia solida, cosicché ogni differenza tra contenuto (i personaggi) e contenitore (lo spazio) viene automaticamente annullata.

Mentre nella realizzazione dei volti delle figure centrali Picasso si ispira alla scultura iberica, quelli dei due personaggi di destra risentono dell’influsso delle maschere rituali dell’Africa nera.
In un caso e nell’altro vengono stravolte non solo tutte le regole della prospettiva ma anche quelle del senso comune, che sottintende sempre un punto di vista unico.

Le incongruenze sono finalizzate ad una nuova e diversa percezione della realtà, non più visiva ma mentale, cioè volta a rappresentare tutto quello che c’è e non solo quello che si vede. In questo senso non deve dunque meravigliare se di un personaggio si vedono contemporaneamente due o più lati: è come se vi si girasse attorno tentando poi di ricostruire le varie vedute sovrapponendole l’una all’altra.

Guernica

Il 26 aprile 1937, nel pieno della Guerra civile spagnola, Picasso è sconvolto dalle notizie sul bombardamento della cittadina basca di Guernica.

Pablo Picasso: Il grande maestro del Novecento
Pablo Picasso Guernica, 1937 – Olio su tela

L’artista risponde realizzando in appena due mesi l’enorme tela intitolata “Guernica“, vero e proprio atto d’accusa contro la guerra e la dittatura.
La posizione politica di Picasso è sempre stata convintamente democratica e antifascista, tanto che nella Germania nazista alcune sue opere vennero bruciate sulle piazze come esempio negativo di “arte degenerata”.

L’opera, le cui fasi di esecuzione furono tutte documentate fotograficamente da Dora Maar, venne simbolicamente frequentata nel Padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale di Parigi del 1937 e in tutto il mondo destò uno scalpore ed una commozione pari solo all’indifferenza derisoria con la quale venne invece giudicata nella Germania di Hitler e nell’Italia di Mussolini.

Guernica, che già nelle sue dimensioni (3,5m di altezza e quasi 8m di lunghezza) denuncia la propria funzione di manifesto ideologico e politico, costituisce uno dei punti di sintesi più alto e ispirato di tutta l’arte di Picasso.

Il dipinto presenta il tragico momento del bombardamento.
Il colore viene abbandonato in favore di un’omogenea gamma di grigi e azzurri su sfondo antracite. Le figure appaiono come spettri urlanti illuminate all’improvviso dai bagliori sinistri delle esplosioni.
La composizione apparentemente caotica è invece organizzata in tre fasce verticali:

  • le due laterali sono più strette, fra loro uguali e simmetriche rispetto a quella centrale;
  • nella fascia centrale è ammassato il maggior numero di personaggi, nella disperazione dei quali prevalgono allineamenti fortemente geometrizzati, attorno alla figura gigantesca di un cavallo ferito che fugge impaurito.

All’estrema sinistra della composizione una madre lancia al cielo il suo grido mentre stringe fra le braccia il cadavere del figlioletto, nel quale il naso rovesciato costituisce il tragico indizio della morte appena sopraggiunta.
Dal lato opposto della tela le fa eco l’urlo disperato di un altro personaggio femminile che, fra gli edifici in fiamme, alza le braccia in segno di orrore e disperazione.
Al centro il cavallo ferito, simbolo del laborioso popolo spagnolo, nitrisce dolorosamente protendendo verso l’alto una lingue aguzza come una scheggia di vetro.

Chi può cerca di fuggire, come la donna che, dall’angolo inferiore destro si slancia diagonalmente verso il toro, all’angolo superiore sinistro, simbolo di violenza e bestialità.

Quelle bocche digrignate rivolte al cielo urlano dolore e vendetta e il brusco alternarsi di luci e ombre sottolinea il sinistro susseguirsi delle esplosioni: il caotico spargersi della polvere e delle macerie e l’improvviso divampare degli incendi.
In questo dipinto Picasso riesce a superare e fondere Cubismo analitico e Cubismo sintetico. Tutto è movimento e dramma.

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