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domenica 25 Ottobre 2020
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La Grafica negli anni delle Guerre

Nei primi anni del Novecento, i pubblicitari sono fortemente influenzati dagli studi condotti dagli psicologi sulla psiche umana.
Ne sono un esempio i manifesti realizzati in diversi Paesi per suscitare, negli individui maschi, sensi di colpa in grado di indurli ad arruolarsi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale o quelli che sono stati realizzati in Italia per promuovere le sottoscrizioni al prestito di Guerra.

Gli Stati Uniti sono il paese dove questo fenomeno si è sviluppato prima e con maggiore intensità, a causa del loro più elevato livello di industrializzazione.

Quello che caratterizzò e unì i movimenti di avanguardia all’inizio del Ventesimo secolo, negli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale fu il rifiuto della tradizione e il tentativo di definire nuovi parametri per la rappresentazione artistica.

La fase del cambiamento più intesa attraversata dalla pubblicità, sono stati sicuramente gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Il Manifesto durante la Prima Guerra Mondiale

Dal 1914 l’Europa è scossa dalla Guerra, il manifesto perde temporaneamente la sua funzione pubblicitaria per divenire strumento di propaganda.

Una questione molto forte da far si che il gesto dello Zio Sam, creato da James Montgomery Flagg, venga tuttora replicato in tempo di pace per svariati annunci pubblicitari.

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James Montgomery Flagg Zio Sam, I want you for U.S. Army, 1917

La Cultura visiva negli anni Venti

La grafica degli anni ’20 può essere in gran parte collegata alle caratteristiche dello stile e dell’arte in voga in quegli anni: l’Art Déco che abbandona le sinuosità e le formule lineari naturalistiche, scegliendo forme geometriche e ammirando forme essenziali ed eleganti.

In generale i caratteri primari dello stile dell’Arte Décosono stati indicati in un linearismo geometrizzante: trionfo luminoso, esaltazione dei colori e delle sagome “nervose”, astrazione delle forme (attraverso l’esasperata stilizzazione delle figure e delle loro proporzioni).

Il manifesto è il primo elemento grafico ad assorbire questa influenza.

Lo spazio del manifesto era già stato reso dinamico e complesso dalle ricerche fatte dalle avanguardie artistiche e dalla sperimentazione compiuta dalla grafica Futurista, dal Bauhaus e dal Costruttivismo Russo.

La comunicazione pubblicitaria fece proprie queste innovazioni, modificandole in funzione di un messaggio seduttivo, che citava la sofisticata lezione ottocentesca di Chéret o di Tolouse-Lautrec.

Toccò quindi alla Francia definire la struttura del manifesto.

Artisti come Cassandre, Charles Loupot, Jean Carlu e Paul Colin ripresero i motivi spaziali e figurativi della cultura visiva contemporanea e li elaborarono in immagini che esprimessero gli aspetti più importanti del Cubismo e del Futurismo, in un linguaggio popolare e raffinato, che fosse capace di attirare con immediatezza l’attenzione dello spettatore.

Il Manifesto durante la Seconda Guerra Mondiale

Come la prima, anche la Seconda Guerra Mondiale viene combattuta attraverso i manifesti. A differenza del primo conflitto bellico, il secondo coinvolge profondamente non solo i militari ma anche i civili.

I manifesti, a differenza di quelli precedenti, non avranno più bisogno di nascondere la crudeltà e la violenza di quegli avvenimenti; al contrario, mostrarle, divenne simbolo di forza.

Gino Boccasile per esempio, mostra una Londra avvolta dalle fiamme ed una mano col pollice verso il basso in segno di distruzione.
Egli negli ultimi anni di guerra si dedicò ad una lunga serie di manifesti e cartoline propagandistiche.

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Gino Boccasile Londra, 1944

Conclusioni

Possiamo dire che nel manifesto Déco, l’elemento principale è costituito da un forte linearismo.
Tuttavia la linea non ha una funzione strutturale, ma è sfruttata come contorno, come segno di delimitazione dei piani e dei corpi. Di conseguenza le figure assumono un forte carattere geometrico (rigore ed equilibrio).

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Paul Colin manifesto, 1937

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Jean Carlu manifesto, 1942

Per qualsiasi dubbio, chiarimento oppure se l’articolo ti è piaciuto non esitare a commentare qui sotto.

Ti invito a seguire le mie pagine social (sempre che tu non l’abbia già fatto). Il Manifesto: dalle origini fino ai giorni nostri

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