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giovedì 4 Giugno 2020

La Grafica negli anni delle Guerre

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Nei primi anni del Novecento, i pubblicitari sono fortemente influenzati dagli studi condotti dagli psicologi sulla psiche umana.
Ne sono un esempio i manifesti realizzati in diversi Paesi per suscitare, negli individui maschi, sensi di colpa in grado di indurli ad arruolarsi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale o quelli che sono stati realizzati in Italia per promuovere le sottoscrizioni al prestito di Guerra.

Gli Stati Uniti sono il paese dove questo fenomeno si è sviluppato prima e con maggiore intensità, a causa del loro più elevato livello di industrializzazione.

Quello che caratterizzò e unì i movimenti di avanguardia all’inizio del Ventesimo secolo, negli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale fu il rifiuto della tradizione e il tentativo di definire nuovi parametri per la rappresentazione artistica.

La fase del cambiamento più intesa attraversata dalla pubblicità, sono stati sicuramente gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Il Manifesto durante la Prima Guerra Mondiale

Dal 1914, L’Europa è scossa dalla guerra. Il manifesto perde momentaneamente e parzialmente la sua funzione pubblicitaria per assumere quella assai più tragica di strumento di propaganda.

Un tema tanto forte questo da far si che il famoso gesto dello Zio Sam, creato da James Montgomery Flagg, venga tuttora replicato in tempo di pace per svariati annunci pubblicitari.

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James Montgomery Flagg Zio Sam, I want you for U.S. Army, 1917

La Cultura visiva negli anni Venti

La grafica degli anni ’20 può essere in gran parte ricondotta alle caratteristiche dello stile e dell’arte in voga in quegli anni: l’Art Déco.
Il nuovo stile abbandona le sinuosità e le formule lineari naturalistiche, prediligendo le forme geometriche e vagheggiando le forme essenziali ed eleganti.

In generale i caratteri primari dello stile dell’Arte Déco sono stati indicati in un linearismo geometrizzante: trionfo luminoso, esaltazione dei colori e delle sagome “nervose”, astrazione delle forme (attraverso l’esasperata stilizzazione delle figure e delle loro proporzioni).

Il manifesto è il primo elemento grafico ad assorbire questa influenza.

Lo spazio del manifesto era già stato reso dinamico, complesso e frammentato dalle ricerche condotte dalle avanguardie artistiche e dalla sperimentazione compiuta dalla grafica Futurista, dal Bauhaus e dal Costruttivismo Russo.

La comunicazione pubblicitaria fece proprie queste innovazioni, piegandole alla funzionalità di un messaggio sottilmente seduttivo, che riprendeva la sofisticata lezione ottocentesca di Chéret o di Tolouse-Lautrec.

Toccò quindi alla Francia definire la struttura del manifesto.

Disegnatori come Cassandre, Charles Loupot, Jean Carlu e Paul Colin ripresero i motivi spaziali e figurativi della cultura visiva contemporanea e li composero in immagini che tradussero gli esiti formali del Cubismo, del Futurismo, in un linguaggio popolare e raffinato, che fosse capace di colpire con immediatezza l’attenzione dello spettatore.

Il Manifesto durante la Seconda Guerra Mondiale

Come la prima, anche la Seconda Guerra Mondiale viene combattuta attraverso i manifesti. A differenza del primo conflitto bellico, il secondo coinvolge profondamente non solo i militari ma anche i civili.

I manifesti, a differenza di quelli precedenti, non avranno più bisogno di nascondere la crudeltà e la violenza di quegli avvenimenti; al contrario, mostrarle, divenne simbolo di forza.

Gino Boccasile del 1944, in cui mostra una Londra totalmente avvolta dalle fiamme ed una mano col pollice verso il basso ad auspicarne la distruzione.
Boccasile, negli ultimi anni di guerra, disegnò una lunga serie di manifesti e cartoline propagandistiche.

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Gino Boccasile Londra, 1944

Conclusioni

In generale, nel manifesto Déco, l’elemento portante è costituito da un marcato linearismo.
Tuttavia la linea non ha una funzione strutturale, ma è sfruttata come contorno, come segno di delimitazione dei piani e dei corpi. Di conseguenza le figure assumono un forte carattere geometrico (rigore ed equilibrio).

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Paul Colin manifesto, 1937

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Jean Carlu manifesto, 1942

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