Dadaismo e fotografia: la tecnica e le Avanguardie

Dadaismo e fotografia: la tecnica e le Avanguardie

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    Gli aspetti fondamentali del Dadaismo sono il rifiuto della tradizionale abilità tecnica e l’intervento del caso.

    Questa corrente artistico-letteraria fa parte delle Avanguardie storiche e nacque in Svizzera a Zurigo, nel 1916.

    La situazione storica in cui il movimento ha origine è quello della Prima Guerra mondiale.

    Il Dadaismo si sviluppò in Europa e negli Stati Uniti nel corso del decennio successivo.

    La parola Dada non significava assolutamente nulla e già in questo c’è una caratteristica del movimento ossia il rifiuto di ogni atteggiamento razionalistico.

    La tecnica ed il contesto

    Per comprendere al meglio questo rapporto è sufficiente osservare le opere di Man Ray, dove racconta la nascita dei rayographs, le fotografie “off camera”, le quali sono tra i risultati più alti del Dadaismo fotografico.

    “Un foglio di carta sensibile intatto, che era finito inavvertitamente tra quelli già esposti con su il negativo, era stato sottoposto al bagno di sviluppo. Mentre aspettavo invano che comparisse un’immagine, rimpiangendo lo spreco di materiale, con un gesto meccanico poggiai un piccolo imbuto di vetro, il bicchiere graduato e il termometro nella bacinella sopra la carta bagnata. Accesi la luce: sotto i miei occhi cominciò a formarsi un’immagine; non era una semplice silhouette degli oggetti, ma deformata e rifratta dal vetro, a seconda che fossero più o meno in contatto con la carta, mentre la parte direttamente esposta alla luce spiccava come in rilievo sul fondo nero”.

    Pensiero di Man Ray

    La tecnica non è particolarmente originale, risale alle origini stesse della fotografia, ma l’atteggiamento dell’artista è completamente diverso nei confronti del mezzo adottato.

    In questo pensiero di Man Ray si notano la casualità dell’operazione da lui svolta e la trasformazione dell’errore tecnico in un procedimento voluto e ripetibile.

    Questi valori non sarebbero mai stati accettati nella realizzazione di un’opera d’arte, prima dell’avvento del Dadaismo.

    Un altro elemento importante per comprendere l’ampia diffusione che ebbe la fotografia in questo ambito delle Avanguardie storiche è il fatto che, al contrario della pittura e della scultura, la fotografia era un’arte ancora giovane che apparteneva al mondo contemporaneo e, quindi, più adatta a testimoniare gli stili di vita e le tipologie di pensiero dei giovani artisti che si riconoscevano nel movimento “Dada”.

    Alcuni degli artisti Dada

    Un notevole contributo sono i “ready-made” di Marcel Duchamp. Il termine indicava opere realizzate con oggetti reali con una sorta di assemblaggio e venivano presentati poi come opere d’arte.

    Marcel Duchamp Ready-made ruota di bicicletta, 1913

    Man Ray non è l’unico dadaista a fare ampio uso della fotografia, prima di lui il tedesco Christian Schad aveva già realizzato opere analoghe, chiamandole “schadografie”.

    La differenza tra Ray e Schad stava nei diversi oggetti posti sulla carta fotosensibile.

    Quelli di Man Ray erano tridimensionali e le sue immagini possiedono una notevole plasticità, mentre quelli di Christian Schad erano bidimensionali, cosicché l’effetto creato era il più vicino possibile a quello dei collage, ossia l’accostamento di diversi ritagli su una stessa superficie.

    Il collage fotografico sarà, infatti, una delle tecniche più apprezzate dai dadaisti.

    Gli artisti, quindi, cercheranno di ottenere immagini nuove attraverso accostamenti imprevisti oppure il ribaltamento del significato delle immagini attraverso la sostituzione di alcuni particolari.

    Nel primo caso nasceranno le composizioni di artisti come Max Ernst, che utilizzerà la fotografia insieme ad altri mezzi, come la pittura o il disegno, al fine di dare vita ad un mondo immaginario popolato da figure di sogno, a metà strada tra umano e meccanico, animale e vegetale.

    Max Ernst Senza titolo, 1920 ca

    Nel secondo caso, invece, si avrà un uso molto più politico e sociale del mezzo fotografico, nel corso degli anni Trenta del Novecento, da John Heartfield (nome d’arte di Helmut Herzfeld), il quale attraverso i suoi collage fotografici ha smascherato il vero volto della ferocia Nazista, nascosto dietro agli apparati visivi della propaganda ufficiale.

    John Heartfield fotomontaggio per la prima pagina di “Arbeiter-Illustrierte-Zeitung”, 1934

    Per saperne di più su questo movimento artistico chiamato Dadaismo, consulta questo libro:

    Per qualsiasi dubbio, chiarimento oppure se l’articolo ti è piaciuto non esitare a commentare qui sotto.

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    4 commenti su “Dadaismo e fotografia: la tecnica e le Avanguardie”

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      Ciao Paola, ma secondo te, esiste veramente un movimento fotografico DADA?
      Man Ray di cui ho appena finito di leggere un lego estratto ricavato dal testo ormonino di Schwarz, è stato un grande sperimentatore ma senza finalità , a lui non interessava il mezzo ma solo l’ effetto.
      Ora si può parlare di movimento fotografico se manca l’interesse per il mezzo? Ma quando nasce la fotografia allora?

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        Ciao Eleonora, innanzitutto grazie per il tuo commento.
        Inizio con la domanda riguardo alla nascita della fotografia. La data ufficiale è da considerarsi il 9 luglio 1839 quando all’Accademia delle Scienze di Parigi venne approvato il brevetto di Daguerre. Quest’ultimo, insieme a Niépce, si interessò della fotografia, intensificando gli studi sulla ricerca di una sostanza che potesse imprimersi in maniera esatta sulla pellicola con la sola esposizione della luce, mantenendo il risultato nel tempo.
        Per quanto riguarda Man Ray invece penso che esso esalti ambiguità, inconscio, casualità e l’esperienza del sogno. Ho creato un articolo dedicato a Man Ray (https://paolareghenzi.it/storia-della-fotografia/man-ray/) e al movimento Surrealista di cui poi inizierà a farne parte (https://paolareghenzi.it/stili-fotografici/surrealismo-e-fotografia-quali-rapporti-vengono-a-crearsi/) se ti va di approfondire l’argomento.

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