{"id":5595,"date":"2020-03-16T16:42:14","date_gmt":"2020-03-16T15:42:14","guid":{"rendered":"https:\/\/demo.paolareghenzi.it\/index.php\/2020\/03\/16\/la-grafica-negli-anni-delle-guerre\/"},"modified":"2021-01-01T22:33:17","modified_gmt":"2021-01-01T21:33:17","slug":"la-grafica-negli-anni-delle-guerre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/paolareghenzi.it\/storia-dei-nuovi-media\/la-grafica-negli-anni-delle-guerre\/","title":{"rendered":"La Grafica negli anni delle Guerre"},"content":{"rendered":"\n

Nei primi anni del Novecento, i pubblicitari sono fortemente condizionati dagli studi condotti dagli psicologi sulla psiche umana<\/strong>.
Ne sono un esempio i manifesti realizzati in diversi Paesi per suscitare, negli individui maschi, sensi di colpa in grado di indurli ad arruolarsi nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale o quelli che sono stati realizzati in Italia per promuovere le sottoscrizioni al prestito di Guerra.<\/p>\n\n\n\n

Gli Stati Uniti sono il paese dove questo fenomeno si \u00e8 sviluppato prima e con maggiore intensit\u00e0, a causa del loro pi\u00f9 elevato livello di industrializzazione.<\/p>\n\n\n\n

Quello che caratterizz\u00f2 e un\u00ec i movimenti di avanguardia all’inizio del Ventesimo secolo, negli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale fu il rifiuto della tradizione e il tentativo di definire nuovi parametri per la rappresentazione artistica.<\/p>\n\n\n\n

La fase del cambiamento pi\u00f9 intesa attraversata dalla pubblicit\u00e0, sono stati sicuramente gli anni Venti e Trenta del Novecento.<\/p>\n\n\n\n

Il Manifesto<\/strong><\/a> durante la Prima Guerra Mondiale<\/h2>\n\n\n\n

Dal 1914 l’Europa \u00e8 scossa dalla Guerra, il manifesto<\/a><\/strong> perde temporaneamente la sua funzione pubblicitaria per divenire strumento di propaganda.<\/p>\n\n\n\n

Una questione molto forte da far si che il gesto dello Zio Sam<\/strong>, creato da James Montgomery Flagg, venga tuttora replicato in tempo di pace per svariati annunci pubblicitari.<\/p>\n\n\n\n

\"\"
James Montgomery<\/strong> Flagg Zio Sam, I want you for U.S. Army, 1917<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n

La Cultura visiva negli anni Venti<\/h2>\n\n\n\n

La grafica degli anni ’20 pu\u00f2 essere in gran parte collegata alle caratteristiche dello stile e dell’arte in voga in quegli anni: l’Art D\u00e9co <\/strong>che abbandona le sinuosit\u00e0 e le formule lineari naturalistiche, scegliendo forme geometriche e ammirando forme essenziali ed eleganti.<\/p>\n\n\n\n

In generale i caratteri primari dello stile dell’Arte D\u00e9cosono stati indicati in un linearismo geometrizzante<\/strong>: trionfo luminoso, esaltazione dei colori e delle sagome “nervose”, astrazione delle forme (attraverso l’esasperata stilizzazione delle figure e delle loro proporzioni).<\/p>\n\n\n\n

Il manifesto<\/strong> \u00e8 il primo elemento grafico ad assorbire questa influenza.<\/p>\n\n\n\n

Lo spazio del manifesto era gi\u00e0 stato reso dinamico e complesso dalle ricerche fatte dalle avanguardie artistiche e dalla sperimentazione compiuta dalla grafica Futurista<\/strong><\/a>, dal Bauhaus<\/strong><\/a> e dal Costruttivismo Russo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

La comunicazione pubblicitaria fece proprie queste innovazioni, modificandole in funzione di un messaggio seduttivo, che citava la sofisticata lezione ottocentesca di Ch\u00e9ret<\/a> o di Tolouse-Lautrec<\/a>.<\/p>\n\n\n\n

Tocc\u00f2 quindi alla Francia definire la struttura del manifesto.<\/p>\n\n\n\n

Artisti come Cassandre, Charles Loupot, Jean Carlu e Paul Colin ripresero i motivi spaziali e figurativi della cultura visiva contemporanea e li elaborarono in immagini che esprimessero gli aspetti pi\u00f9 importanti del Cubismo<\/a> e del Futurismo<\/a>, in un linguaggio popolare e raffinato, che fosse capace di attirare con immediatezza l’attenzione dello spettatore.<\/p>\n\n\n\n

Il Manifesto durante la Seconda Guerra Mondiale<\/h2>\n\n\n\n

Come la prima, anche la Seconda Guerra Mondiale viene combattuta attraverso i manifesti. A differenza del primo conflitto bellico, il secondo coinvolge profondamente non solo i militari ma anche i civili.<\/p>\n\n\n\n

I manifesti, a differenza di quelli precedenti, non avranno pi\u00f9 bisogno di nascondere la crudelt\u00e0 e la violenza di quegli avvenimenti; al contrario, mostrarle, divenne simbolo di forza.<\/p>\n\n\n\n

Gino Boccasile<\/strong> per esempio, rappresenta una Londra avvolta dalle fiamme ed una mano col pollice verso il basso in segno di distruzione. Egli negli ultimi anni di guerra si dedic\u00f2 ad una lunga serie di manifesti e cartoline propagandistiche.<\/p>\n\n\n\n

\"\"
Gino Boccasile<\/strong> Londra, 1944<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n

Conclusioni<\/h2>\n\n\n\n

Possiamo dire che nel manifesto D\u00e9co<\/a><\/strong>, l’elemento principale \u00e8 costituito da un forte linearismo.
Tuttavia la linea non ha una funzione strutturale, ma \u00e8 sfruttata come contorno, come segno di delimitazione dei piani e dei corpi. Di conseguenza le figure assumono un forte carattere geometrico (rigore ed equilibrio).<\/p>\n\n\n\n

\"\"
Paul Colin<\/strong> manifesto, 1937<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n

<\/p>\n\n\n\n

\"\"
Jean Carlu<\/strong> manifesto, 1942<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n

Per qualsiasi dubbio, chiarimento oppure se l\u2019articolo ti \u00e8 piaciuto non esitare a commentare qui sotto.<\/p>\n\n\n\n

Ti invito a seguire le mie pagine social (sempre che tu non l\u2019abbia gi\u00e0 fatto). \"Il<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

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